Un passaggio generazionale più giusto

Dalle proposte n. 6 e 10 di Anthony Atkinson. I divari di partenza nella vita adulta prodotti dal trasferimento di ricchezza da parte della precedente generazione devono essere affrontati prevedendo due azioni: primo, che al passaggio “all’età adulta”: ogni cittadino riceva “un’eredità”, ossia una dotazione finanziaria; secondo, che eredità e dotazioni tra vivi oltre una data soglia siano tassati in modo progressivo, tenuto conto di tutti i trasferimenti ricevuti nella propria vita, finanziando così la prima misura.

 

Motivazioni. La disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza è fisiologica nel capitalismo, ossia è funzionale alla sua efficienza e alla sua capacità di accrescere il livello medio di benessere, di innovare e di accrescere la produttività. Ciò non toglie che una sostanziale disuguaglianza nella proprietà e nel controllo della ricchezza privata e nell’accesso alla ricchezza comune tende a ridurre le opportunità e capacità di realizzazione delle persone in ogni loro dimensione di vita: di studiare e investire nel proprio capitale umano, di rifiutare condizioni di lavoro inique o inappropriate, di resistere a shocks negativi, di realizzare un progetto imprenditoriale, di prendersi cura dell’ambiente e degli altri, di influenzare le pubbliche decisioni e quindi ogni aspetto della propria vita. Inoltre, la disuguaglianza di ricchezza privata, cumulandosi con l’accesso a quella comune, mette a repentaglio ogni politica o azione che affronti gli altri aspetti della disuguaglianza (di reddito, di accesso ai servizi fondamentali, di partecipazione), disfacendo di notte, come la “tela di Penelope”, quello che il sistema di welfare costruisce di giorno.

 

Crescenti disuguaglianze di ricchezza tendono, inoltre, a cristallizzarsi nel tempo, trasferendo la gamma delle opportunità di generazione in generazione, attraverso i lasciti ereditari. Non c’è nulla di errato nell’eredità in sé, è la sua distribuzione nella popolazione a essere estremamente diseguale. E, anche dal punto di vista dell’efficienza capitalistica, il trasferimento della ricchezza incorporata nelle imprese al di fuori di ogni criterio di “capacità di esercizio del controllo” è inefficiente: quel criterio, infatti, sarà all’opera se l’imprenditore anziano è sospinto da un significativo prelievo fiscale sul trasferimento generazionale a mettere sul mercato l’azienda, ossia a cercare attraverso il mercato il soggetto più adatto a subentrare nel controllo e dunque pronto a pagare di più. L’assenza proprio di questo “vaglio del mercato” rafforza il ciclo della disuguaglianza di ricchezza e trasforma le disuguaglianze dei risultati in disuguaglianze di opportunità ereditate in senso dinastico.

 

I divari di partenza nella vita adulta prodotti dal trasferimento di ricchezza da parte della precedente generazione possono essere affrontati prevedendo che: primo, al passaggio “all’età adulta” ogni cittadino riceva “un’eredità”, ossia una dotazione finanziaria; secondo, eredità e donazioni tra vivi oltre una data soglia siano tassati in modo progressivo, tenuto conto di tutti i trasferimenti ricevuti nella propria vita, finanziando così la prima misura.

 

Non si tratta di politiche semplici. Gli attacchi all’imposta di successione che sono andati sviluppandosi in questi anni nel nome della libertà dei genitori di tramandare ai figli ciò che hanno acquisito con lo sforzo ne hanno indebolito il sostegno anche da parte dei meno avvantaggiati. Inoltre, in un contesto di bassa crescita economica, indietreggiamento del sistema di welfare e di sicurezza sociale, stagnazione salariale e debolezza del mercato del lavoro, è lecito aspettarsi che la forza della ricchezza ereditata continui, in maniera crescente, a influenzare i percorsi di vita, creando trappole di povertà e costruendo gabbie dorate. Anticipando queste dinamiche, le famiglie si sforzeranno sempre di più di assicurare un vantaggio relativo di partenza ai propri figli, ostacolando ogni politica che penalizzi queste scelte. Al contempo, globalizzazione dei mercati e, con essa, la presenza di paradisi fiscali rendono l’accertamento delle condizioni economiche dei più ricchi ben più difficile di quanto lo fosse in un mondo di stati nazione chiusi. Ancora, la proposta di una dotazione finanziaria al passaggio dell’età adulta si scontra con la pluralità di destinazioni alternative che il gettito dell’imposta di successione potrebbe finanziare, ad esempio, con l’investimento in proprietà comuni.

 

Ciò nondimeno, l’entità della disuguaglianza di ricchezza oggi e le limitazioni che questa genera in termini di uguaglianza di opportunità rendono cruciale esplorare tutti i possibili spazi (e le possibili vie concrete) per un rafforzamento dell’imposta di successione e per una ripartizione più ugualitaria della ricchezza.

 

Possibile articolazione. La proposta di Anthony Atkinson riguarda sostanzialmente quattro punti:

 

  1. L’istituzione di una cosiddetta lifetime capital transfer tax: imposta sui trasferimenti ricevuti nel corso della vita. In Italia si tratterebbe di adattare a questo principio l’attuale sistema duale di imposizione fiscale sulle successioni e sulle donazioni inter-vivos. Il modulo italiano della dichiarazione di successione prevede la possibilità di sommare alle quote di eredità ricevute anche le donazioni ricevute in vita, assoggettandole ad una franchigia comune. È bene sottolineare, dunque, come il sistema impositivo italiano sia già vicino (in teoria) al principio di tassazione dei trasferimenti ricevuti nel corso della vita. Tuttavia, questa caratteristica potrebbe essere resa più esplicita e rafforzata (in pratica).
  2. La proposta di aumento dell’incidenza dell’imposta con l’istituzione di una franchigia o soglia di esenzione di 100.000 sterline (da ridurre dunque rispetto all’attuale soglia di 325.000). I trasferimenti fra coniugi o partner in unioni civili non verrebbero tassati.
  3. La trasformazione del flat tax rate (oggi al 40% nel Regno Unito sul totale del patrimonio lasciato in eredità al di sopra della soglia di esenzione) in tassi progressivi all’aumentare del valore dei trasferimenti cumulati: questa è la proposta dell’istituzione di un principio di progressività fiscale al di sopra della soglia di esenzione.
  4. Destinazione degli introiti legati all’imposta al finanziamento della dote universale di ricchezza al raggiungimento della maggiore età.

 

Alcuni profili significativi per l’Italia. A quale età erogare il lascito? Come dovrebbe essere introdotto per non creare distorsioni comportamentali sostanziali? Chi dovrebbe essere qualificato per il trasferimento? A quanto dovrebbe ammontare? Dovrebbero esserci delle restrizioni e condizioni sull’uso delle risorse ricevute? Gli introiti fiscali derivanti dalle imposte di successione sono sufficienti a finanziare questo intervento? Quali deduzioni e detrazioni fiscali per le famiglie possono essere eliminate (liberando dunque risorse) grazie a questa misura? Possiamo considerare il valore di mercato degli attivi per il computo della base fiscale ai fini dell’imposta sull’eredità e le donazioni? Quali sono gli scaglioni dei tassi marginali da applicare in base al principio di progressività fiscale (si potrebbe partire da quelli presenti fino al 2000 che andavano dal 3% al 33%)? Si dovrebbe rivedere il regime di tassazione preferenziale (tassazione nulla) per il trasferimento intra-familiare delle attività imprenditoriali e delle quote di controllo di società?

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Un programma Atkinson per l'Italia

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Un passaggio generazionale più giusto
5 dicembre 2018, Roma

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